Qui Letojanni. Terra, palazzi, fango. E colline franose

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Colline argillose imbracate da reti metalliche, poi masticate dalle ruspe e nuovamente rattoppate alla buona. Sono le quattro colline che stanno alle spalle di Letojanni, la famosa località turistica ai piedi di Taormina, dove aveva la villa pure Greta Garbo,dieci chilometri a sud di Giampilieri. La villa oggi è sommersa dal fango, precipitato a valle con la violenza di una cascata tropicale pochi giorni fa. Sulle colline cominciarono a costruire venti anni or sono, a ridosso dell’autostrada A18. Dapprima eressero il mostruoso Hotel Hantares, che come un polipo dai lunghi tentacoli di cemento ha cancellato la cima del primo cocuzzolo. Poi in contrada Sillemi il Valtur costruì, negli anni ’90, un enorme complesso edilizio vista mare e villette monofamiliari, subito vendute. Nel corso degli anni le imprese costruirono nuovi residence con nomi altisonanti: “Tropicana”, “Azzurra”, “Helicon”, tanto che oggi salendo per i tornanti si vede un palazzo nuovo ad ogni curva. Qui, su questo colle, abusivismo non ce n’è proprio, al contrario di quanto detto da Bertolaso, il capo della protezione civile, a proposito della tragedia di Giampilieri. Sono tutte costruzioni che hanno regolare concessione edilizia, partorite da piccole e proficue varianti al piano regolatore. Il sogno dei catanesi o dei messinesi di avere una casa al mare viene subito realizzato, a scapito di cocuzzoli di terra che l’uomo aveva lavorato per secoli, realizzando lunghi terrazzamenti in pietra coltivati a ulivi, mandorli, viti e fichi, capaci di trattenere una terra morbida quanto il pan di Spagna.
Le imprese edilizie invece, con la complicità della politica locale che a scapito della sicurezza ha venduto terra e concesso cemento, hanno innalzato piani su piani. A valle, oggi, il fango è entrato nelle case vicino la spiaggia, e ha sommerso le strade. “Il materiale di sbancamento non è mai stato buttato nelle discariche giuste. Qui hanno gettato tutto in cima alla collina, dove nessuno può vedere, per risparmiare, ma ora con le piogge è caduto tutto giù”, ci dice un uomo che per anni ha guidato camion carichi di calcestruzzo sulla collina indicata dal suo braccio. “Su quest’altra collina – aggiunge - che noi chiamiamo Adriana, invece il materiale di sbancamento l’hanno buttato accanto al torrente, ed è venuto giù, sempre per lo stesso motivo: per non pagare la discarica autorizzata”. La collina Adriana ha otto palazzine altissime costruite nel ’90 da una ditta poi fallita. I due ultimi palazzi sono stati lasciati a metà 18 anni fa, gli altri otto invece furono venduti subito, prima che la rete fognaria fosse costruita. Oggi sono lesionate dalle frane recentissime, il fango le ha circondate. Sono edifici abusivi che però sono ancora lì e gettano fogna a cielo aperto nel mare dove migliaia di bagnanti fanno il bagno durante l’estate. Il terreno della collina era dell’attuale sindaco di Letojanni, l’architetto Giovanni Mauro, il quale, a quanto si dice in paese, guadagnò non poco dalla vendita alle imprese appaltatrici.
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Dunque abusivismo sì, ma abusivismo autorizzato, conosciuto, ignorato, speculato. Un vecchio carpentiere guarda ancora la collina: “Dieci anni fa costruirono l’acquedotto che parte da Piedimonte Etneo e arriva a Messina, ma fecero passare i tubi dalle colline davanti a noi, smuovendo il terreno e sbancando ancora. Ecco perché tutto è venuto giù a Giampilieri: anche per un’opera pubblica fatta male, di fronte agli occhi di tutti”, ci dice seduto sul lungomare: “Qui vicino c’è un torrente dove tutta Letojanni prendeva acqua da bere. Noi lo chiamiamo l’acqua do scapparu. Adesso l’acqua, dopo la costruzione dell’acquedotto, non sa più buona. E’ imbevibile”.
“Ho visto fare una cosa che non avevo mai visto fare: quest’impresa (impresa "La Perla", nda) sta ancora costruendo tre palazzi con vista mare, ha scavato il fianco della collina con le ruspe e ha portato la terra lì in cima”, ci dice un altro signore, sopra la collina. Sui quotidiani nazionali si è scritto che la pioggia degli ultimi giorni è stata una pioggia tropicale e mai vista da queste parti e dunque imprevedibile, ma gli abitanti di Letojanni dicono che non è vero, aveva piovuto così altre volte, ma il terreno aveva tenuto. “Vede laggiù ad esempio? Hanno appena fatto quei due grossi alberghi di lusso, Il capo dei Greci e l’Hotel Baia Taormina. Sulla nazionale ci sono ancora i segnali stradali che indicano frane, ma loro hanno costruito lo stesso, e qualche giorno fa le pietre e la terra sopra hanno distrutto le reti di protezione. Queste montagne si ribelleranno alla prossima pioggia e tutto cadrà a valle, come a Gianpilieri. Moriremo e chi sopravviverà perderà tutto. E la cosa terribile è che sappiamo già ora di che morte moriremo”.
Giuseppe Scatà
tratto da Ucuntu n.53 dell'8 ottobre 2009

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