L'Italia di Enzo Baldoni. Ora più che mai
Ma sì, per una volta lasciamoli perdere i mafiosi, i “papi” rimbambiti e i Calderoli. Pensiamo a persone serie, invece. Incomincia l'autunno, incomincia bene – coi lavoratori che iniziano a difendersi dalla crisi e votano a sinistra in Germania e in Giappone – e anche noi, qui, cominciamolo con fiducia e allegramente. Alla maniera di Enzo. E vai!
Quanto tempo è passato dai tempi di Baldoni? Sembrano cinque anni, ma sono molti di più. Un secolo, è passato, fra l'Italia civile e pacifica che trottava sugli scarponi di Enzo e l'agglomerato impaurito e feroce che vediamo ora. Di Enzo, rimane la buona e incuriosita scrittura da "dilettante" da "viaggiatore" (parole profondissime, antiche nella cultura italiana: ora spazzate via, coi corrispondenti concetti, dall'assoluta non-traducibilità in italish); il sorriso mite e serio, da italiano che ha viaggiato; e quel coraggio autoironico, da Don Camillo o Peppone, alla "io-ci-provo" (non fu mica facile ammazzarlo: ci si dovettero mettere in più d'uno, contro l'omone bonario che si difendeva la vita).
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Baldoni, da questa Italia di ora, ha avuto il miglior premio che ci si potesse aspettare: la dimenticanza. In questo paese da barzelletta, con Milano capitale della prostituzione minorile e della coca, con Napoli della caccia ai gay, con Roma e il suo buffo sindaco fascista, con i nazisti al governo e il governo mezzo casino e mezzo governo, che cosa c'entra gente come Baldoni? Ovvio che lo cancellino, che non ne parlino più, che cerchino di farlo dimenticare. Per noi ricordare Baldoni vuol dire due cose precise, una “cattiva” e una buona. Quella “cattiva”: il Feltri che ora ricatta i preti (per un milione di paga) per conto di Berlusconi è lo stesso Feltri che allora calunniò in tutti i modi possibili il “terrorista” Baldoni. "Vacanze intelligenti", "Il pacifista col Kalashnikov" e infine "Colpo in testa a Baldoni" furono allora i titoli di Feltri su Baldoni. Non credo che allora gli dessero già un milione per fare queste cose e sarei curioso di conoscere la cifra esatta.
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Ma queste sono miserie. Il motivo vero per cui ricordiamo Baldoni è che egli è uno di noi, un essere umano libero, e un giornalista. Uno che faceva le cose, mica se ne stava a casa a piagnucolare “non si può fare”. Se avessimo ancora spazio, diremmo che cose alla Baldoni nel mondo, in questo momento, per chi sa vederle ci sono. Gli operai tedeschi che votano per la sinistra combattiva. Il Giappone dove la borsa sale, sale la disoccupazione – e la gente massicciamente vota a sinistra. L'Italia... Ma ne riparleremo in autunno.
Tratto da Ucuntu n.50 del 31 agosto 2009















