Giornalisti in piazza per la libertà
Anche noi di Ucuntu saremo alla manifestazione indetta per il 19 dalla Federazione della stampa (il sindacato unitario dei giornalisti). E' una di quelle manifestazioni che non si dovrebbero mai fare se non in paesi come la Russia o la Colombia, dove la libertà non esiste e il giornalismo è vietato. Eppure ci tocca farla in Italia, paese occidentale e “democratico”, dove però la libertà di stampa è in pericolo ed ha bisogno urgente dell'intervento attivo dei cittadini.
Per noi dell'antimafia, tuttavia, non è poi così importante l'appello dei giuristi e nemmeno la cacciata di Boffo e le minacce a Repubblica. Sono tutti episodi gravissimi ma che però, nell'Italia normale, sarebbero appunto rimasti episodi, non paragonabili con gli assassini dei giornalisti in Sicilia o coi trent'anni di monopolio di Ciancio o col sistematico strangolamento di tutti i giornali siciliani d'opposizione; né con la cancellazione di intere generazioni di giovani giornalisti, da quelli degli anni '80 a quelli delle due ultime generazione generazioni. Tragedie imparagonabili, fino a poco tempo fa, alle traversie della stampa nazionale; e che pure abbiamo dovuto affrontare da soli. Ma quello che era il dramma privato del- la Sicilia - il giornalismo vietato, l'uso della minaccia e violenza, il monopolio brutale – adesso è diventato lo stigma dell'Italia intera.
Il fascismo mafioso, caratteristica nostra che si poteva credere locale, adesso è nel Paese intero. Perché di fascismo si tratta – già diretto e squadristico per le minoranze “inferiori”, ottuso e prepotente per tutti gli altri - e non d'altra cosa. Le cosiddette “leggi” razziali sono illegali, esattamente come lo erano nel 1938. Gli ordini impartiti a militari, di agire contro le convenzioni internazionali e le leggi del mare, sono illegali tanto quanto quelli cui disubbidivano, sfidando il duce, i migliori ufficiali della Regia Marina e del Regio Esercito. La pestilenza morale – prostituzione di massa fra i giovani, corruzione di massa fra i vecchi, vigliaccheria di massa fra i cittadini – che sempre più segna le cronache cittadine, è quella del vecchio paese dei re e dei duci. Perciò scendiamo in piazza , in questo momento tragico della Nazione, non per difendere corporazioni o vecchi senatori, ma per pietà della patria che sta marcendo viva. E' una battaglia durissima, che non ha bisogno di Vip ma di giovani cittadini. Non ha importanza se aderiscono o non aderiscono il famoso personaggio mediatico o il grande scrittore. Saranno ben altri a decidere, quelli che umilmente tengono, nel nord e nel sud del Paese, contro i delinquenti mafiosi e contro i criminali razzisti, la prima linea dell'Italia libera, dell'Italia civile, dell'Italia buona.
Tratto da Ucuntu n.51 del 12 settembre 2009















