E se dopo l'estate, così all'improvviso, arrivasse l'Autunno?

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Questi che vedete qua sopra sono esemplari rari, almeno ufficialmente, per due motivi. Uno: prima di tutto, sono operai.
Una categoria che, stando alla tv e ai giornali, non c'è più. Esistono i bianchi, i neri, gli immigrati, i padani, i rumeni, i laziali e tutto il resto ma quelli che fanno le cose, che materialmente lavorano, in quanto comunità percepibile non esistono più. Il concetto di “operai”, da un certo momento, in poi, è stato abolito dai media e sostituito con altri più malleabili (i “popolani” di Bossi,per esempio).
Due: questi sono operai vincenti. La loro fabbrica, la Innse, nella Milano “finanziaria” (= biscazziera) e non più industriale di questi anni, doveva chiudere per una speculazione edilizia. La “politica” non è intervenuta, per la buona ragione che non esiste più (la Moratti e Formigoni non sono più politici come Aniasi o Bassetti ma semplici mediatori d'affari). E allora? Far ronde, trovare un capo espiatorio, prendersela con qualche zingaro o lavavetri? No. Seguendo l'antica ricetta del nonno, gli operai dell'Innse si sono organizzati fra di loro, non hanno accettato i patti. Hanno occupato un pezzo di fabbrica – cinque di loro si sono addirittura piazzati in cima alla gru – e hanno passato l'estate così, lottando. Non per qualche idea straordinaria (anche per quella, a pensarci bene) ma semplicemente per difendere se stessi, il loro lavoro. Sapendo che se non ci pensavano loro, e quelli come loro, non ci avrebbe pensato nessun altro. Questo è l'evento politico dell'estate. I politicanti più abili, cioè la Lega, hanno capito subito la pericolosità mortale, per loro, dell'evento. E hanno subito gridato alla coartata libertà del padrone, all'indisciplina operaia, all'orribile - all'orizzonte - lotta di classe.
E' giusto: il loro mestiere di crumiri (altro che “popolani”: loro sono quelli che hanno lasciato smantellare le fabbriche della Lombardia distraendo la gente con gli “al negro al negro”) li porta a capire prima degli altri queste cose. Non a caso sono stati loro, cinque anni fa, a denunciare: “Alla Zanussi, oltre metà sono stranieri!”. Questo è lo scontro vero. I potenti hanno paura degli operai, come sempre ne hanno avuta. Altro che veline e ronde: chi vive di lavoro, prima o poi, vuole più libertà e più benessere, e - unito con gli altri – in realtà li può ottenere. Ed ecco perché le parole “fabbrica”, “lavoro”, “operai” sono state proibite da lor signori: difficile che le troviate sui loro giornali e sulle loro tv. Ma sono le nostre parole. Più soldi a chi lavora, più società nelle fabbriche, più Marx (bestemmio?) e anzi, subito, più Keynes nel Paese. E, qui al sud, più Italia, cioè più Stato del popolo, cioè lotta finale al Sistema mafioso. Utopie? Va bene. Fra poco verrà l'autunno: dici che rinfresca un po'? Anche l' “autunno caldo”, quando io ero giovane - qualche anno fa - non se lo aspettava nessuno. Eppure.

Tratto da Ucuntu n.49 del 19/08/2009

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