Giornalismo antimafia: vent'anni di solitudine. E ora forse non più

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"Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo." Giuseppe Fava

«Paradosso». Questo sostantivo è risuonato a più riprese nelle sede della Federazione nazionale della stampa, a Roma, nel corso della conferenza stampa indetta per raccontare la vicenda dei Siciliani (il giornale antimafia fondato da Giuseppe Fava 26 anni fa, strozzato dall’assenza di pubblicità) e per proporre «iniziative per cambiare l’esisto» della vicenda in cui oggi si trovano i giornalisti di quella storica testata.
I fatti. Poco più di un mese fa, il Tribunale di Catania ha notificato un atto di pignoramento della casa ad amministratori e sindaci della Cooperativa Radar, editrice del per fare fronte a un debito di circa centomila euro nei confronti dell’Ircac, un ente in liquidazione della Regione Siciliana. La cifra è lievitata negli anni, visto che I Siciliani ha smesso le pubblicazioni nell’estate del 1986, due anni e dopo l’omicidio mafioso del direttore e fondatore Giuseppe Fava.
Paradosso, dunque, perché agli antimafiosi viene riservato lo stesso trattamento dei mafiosi: la confisca dei beni. Paradosso, perché fra le abitazioni oggetto del pignoramento c’è la casa natale di Giuseppe Fava, a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa. Assurdo ma vero.
«Non ci rassegniamo a un paradosso – ha detto Roberto Natale, presidente della Fnsi – e di fronte all’assurdità della vicenda, che riguarda tutti noi, metteremo in campo iniziative che possano cambiarne l’esito». Non nel senso di cambiare la sentenza - «ne rispettiamo le forme» ha chiarito Claudio Fava – ma di evitare i pignoramenti, contribuendo a raccogliere la somma necessaria.
Sindacato e Ordine dei giornalisti erano rappresentati ai massimi livelli: oltre a Natale, c’erano il segretario dell’Fnsi Franco Siddi, Luigi Ronsisvalle, Paolo Butturini (segretario di Stamparomana) e Enzo Jacopino, vicepresidente dell’Ordine. C’erano, inoltre, Gabriella Stramaccioni (Libera), Giuseppe Giulietti (Articolo 21) e Alberto Spampanato (fratello di Giovanni, giornalista ammazzato dalla mafia nel 1972), ideatore di Ossigeno, l’Osservatorio per proteggere i giornalisti minacciati dalle mafie. Per I Siciliani erano presenti Claudio Fava e Antonio Roccuzzo. Tutti i soggetti si sono impegnati a contribuire economicamente al raggiungimento dell’obiettivo e a mettere in atto iniziative di sostegno, diffondendo l’appello dei redattori della storica testata giornalistica colpiti dalla sentenza di pignoramento e invitando blog e siti internet a diffondere l’appello e il conto corrente bancario della Fondazione Fava attivato appositamente per raccogliere i fondi necessari a coprire il debito. Giulietti, inoltre, ha annunciato che, per l’importanza di quella esperienza giornalistica nella lotta alla mafia, l’associazione Articolo 21 assegnerà il “Premio Paolo Giuntella” alla redazione dei Siciliani.

Sebastiano Gulisano - tratto da Ucuntu n.48 del 10 agosto 2009

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